Trascrizione audio
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"Dall’alto sembra estranea la sciagura del Vajont. Nemmeno il Cadore sembra più il Cadore e la valle e il Piave sembrano diversi in questa geografia sconvolta dalla morte. Dall’alto si getta lo sguardo su un disastro che pare lontano migliaia di chilometri dalla nostra pietà. Un disastro che non riesce a rappresentarsi, a diventare umano. La diga è ancora più bianca, il lago gonfio e lucido di sole è diventato più piccolo, immiserito dalla catastrofe. Sembra un disastro estraneo e lontano, asiatico, e invece è accaduto fra noi, fra la nostra gente, fra le nostre montagne.
Qui, nel Cadore, nella valle del Piave dove la natura ha impastato di fango il paesaggio e i morti. Sono qui, sotto le case che non ci sono più in un cimitero uguale e senza croci. Qui c’era una casa e una famiglia, qui c’era Longarone, un paese con tante famiglie, tanti uomini, tante donne, tanti bambini. Non è rimasto niente. Qui sono venuti gli uomini per soccorrere ma non c’è nessuno da soccorrere in un cimitero. Qui è venuto il prete per benedire, è venuta la suora per consolare, il medico per curare, ma non c’erano moribondi da benedire, disperati da consolare o malati da assistere.
C’era solo da scavare e cercare i corpi, muovendo la terra con i picconi, tagliandola con i bulldozer. C’erano vivi e morti e il bilancio della sciagura del Vajont era tutto in questa sottrazione. Crudele e senza speranza. I superstiti cercavano i loro morti senza riconoscerli, soffrendo davanti ogni barella. Davvero come una grande famiglia. La morte era giunta improvvisa di notte, mentre tutti dormivano nella valle. Non c’erano testimoni, solo piccole grandi storie da raccogliere."
SPECIFICHE FOOTAGE
Anno
1963
Luogo
Longarone - Belluno
Supporto
Pellicola 35 mm sonoro ottico
Durata
2 minuti 15 secondi
Fondo
Cinegiornale di attualità
Stato
Conservazione ottimale, digitalizzato
Articolo
Il 9 ottobre 1963 è una data che rimarrà per sempre impressa nella memoria collettiva italiana. La Tragedia del Vajont, uno dei più gravi disastri della storia d'Italia, che causò la morte di quasi 2.000 persone e distrusse intere comunità della valle del Piave. Ancora oggi il Vajont rappresenta un simbolo delle conseguenze che possono derivare dall'interazione tra uomo, territorio e grandi opere ingegneristiche.

La diga del Vajont, situata tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, era considerata un capolavoro dell'ingegneria italiana. Con i suoi 261 metri di altezza, era una delle dighe più alte del mondo.
La sera del 9 ottobre 1963, una gigantesca frana si staccò dal Monte Toc, precipitando nel bacino artificiale della diga. Si stima che oltre 270 milioni di metri cubi di roccia si riversarono nell'invaso in pochi secondi. L'enorme massa d'acqua sollevata dalla frana superò la diga generando un'onda devastante che si abbatté sui paesi sottostanti, tra cui Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova e Faè.

Longarone distrutta dall'onda del Vajont
Il comune di Longarone fu il centro della catastrofe. In pochi istanti l'onda cancellò abitazioni, strade, scuole e attività commerciali. Migliaia di persone persero la vita durante quella che viene ricordata come la catastrofe del Vajont. La diga, paradossalmente, rimase quasi intatta. Fu l'acqua scavalcata dall'invaso a provocare la distruzione della valle e la morte di intere famiglie.
Gli studi successivi dimostrarono che l'instabilità del Monte Toc era nota già prima del disastro. Diversi segnali avevano evidenziato il rischio di una frana, ma le preoccupazioni non portarono all'interruzione definitiva delle attività legate al bacino artificiale. Per questo motivo la Tragedia del Vajont viene spesso considerata non soltanto una calamità naturale, ma anche una tragedia legata alle scelte umane e alla gestione del territorio.

A oltre sessant'anni dai fatti, il Vajont continua a essere oggetto di studi, documentari, libri e testimonianze. La diga è ancora visitabile e rappresenta un luogo della memoria che richiama ogni anno migliaia di persone interessate alla storia italiana. Ricordare il Vajont significa conservare la memoria di una delle pagine più drammatiche della storia contemporanea italiana. Le immagini d'archivio, i documentari storici e le testimonianze dei sopravvissuti continuano a raccontare ciò che accadde quella notte del 1963, affinché una simile tragedia non venga mai dimenticata.
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