Jesolo anni '90

Jesolo anni '90

Trascrizione audio

00:02:19:04 - 00:03:47:22
Jesolo divenne così dal dopoguerra una città complessa, a più dimensioni, che ha saputo espandere la sua economia nell'agricoltura, nella pesca e nel turismo soprattutto. Un'agricoltura avanzata che spazia dalla ortofrutticola alle piantagioni estensive per un consuntivo di 20 miliardi anno. Ma dopo alterne fortune anche la pesca con sede riferimento a Cortellazzo, ha preso un suo posto definitivo importante per la fornitura di pesce di giornata ai turisti e ai ristoranti. Ed infine il turismo espresso felicemente mediante una grande, splendida città lunga 15 chilometri di spiaggia per i bagni in acque limpide, per le cure di sabbia e di aria iodato, come in poche altre località, per il relax e il divertimento per un giro di affari che supera i 600 miliardi di lire stagionali.

00:03:47:24 - 00:06:27:12
Rappresenta per la Regione Veneto e per la Nazione stessa una grande realtà economica di livello prestigioso. Una realtà che ha avuto un processo di ristrutturazione che è arrivato a tempi abbastanza recenti e con sistemi innovativi, che può oggi garantire dei servizi per una serie di clientela che può andare dall'albergo di lusso alla pensioncina molto modesta ma comunque estremamente confortevole. È in analisi la città della vacanza balneare. Una vacanza che viene vista non soltanto nei termini tradizionali, ma all'interno della quale ci sono numerosissime occasioni di svago, anche di impegno culturale, con manifestazioni di livello estremamente qualificato per quanto riguarda attività sportive e culturali. Quale conforto ha il turista che arriva Jesolo? Ma bisogna dire che non offre solo per i turisti, ma anche per i propri abitanti che hanno dei servizi sociali di prim'ordine. Noi all'interno del nostro bilancio che con difficoltà stiamo approvando come tutti i Comuni, vista la difficoltà della legge finanziaria che ha ottenuto, ci sono delle grosse cifre stanziate per prima di tutto per gli interventi sociali, perché Jesolo è una città turistica, ma deve prima di tutto pensare ai propri abitanti. E per quanto riguarda i nostri abitanti periodici che come noi consideriamo i nostri turisti quindi turisti che vivono a Jesolo. Un'esperienza di cittadini di Jesolo per un breve periodo noi cerchiamo di offrire una serie di strutture di servizi che sono sempre più qualificati. Una vacanza quindi che non è sempre solo solito bagno nel mare o nella piscina della quale delle quali è molto dotata ma anche l'occasione per un rilassamento un po diverso dal solito. Ci sono dei settori della dei settori della nostra città non sufficientemente conosciuti cito per esempio le valli è possibile andare a fare una passeggiata a cavallo in un ambiente ancora incontaminato abbiamo zone tipo l'isola del morto altra zona assolutamente non, assolutamente priva di insediamenti cementizi quindi allo stato completamente naturale per dire che ci sono delle possibilità anche di soggiorno ecologico vorrei dire.

 

SPECIFICHE FOOTAGE

Anno

Anni '90

Luogo

Jesolo

Supporto

Videocasetta

Durata

5 minuti 01 secondi

Fondo

Archivio televisivo

Stato

Conservazione ottimale, digitalizzato

Articolo

Un filmato d’archivio ci riporta indietro di oltre trent’anni, tra spiagge affollate, strade animate e piccoli frammenti di vita quotidiana. Una testimonianza preziosa per osservare come sono cambiati Jesolo, il turismo e il modo di vivere le vacanze.

Ci sono luoghi che cambiano continuamente, seguendo le mode, le abitudini e le trasformazioni della società, ma che riescono comunque a conservare un’identità riconoscibile. Jesolo è certamente uno di questi.  Il filmato d’archivio ci accompagna in un viaggio nel tempo, restituendoci l’immagine di una delle località balneari più conosciute e frequentate del Veneto così come appariva oltre trent’anni fa.

Le riprese mostrano una città viva, attraversata da residenti, turisti e famiglie che trascorrono le proprie giornate tra la spiaggia, le strade e i locali. Non si tratta soltanto di una raccolta di immagini dedicate a Jesolo, ma di una vera e propria testimonianza sul modo di vivere le vacanze negli anni Novanta.

Cineteca del Veneto - Archivio video - Vita quotidiana - Jesolo anni 90
Cineteca del Veneto - Archivio video - Vita quotidiana - Jesolo anni 90

Osservando il filmato, emergono numerosi dettagli che oggi attirano inevitabilmente la nostra attenzione: le automobili, le insegne dei negozi, l’abbigliamento, gli stabilimenti balneari e il movimento delle persone lungo le vie della città. Sono elementi apparentemente ordinari, che all’epoca facevano semplicemente parte della quotidianità. Con il passare degli anni, però, hanno assunto un nuovo significato.

Oggi ci permettono di riconoscere i cambiamenti avvenuti nel territorio e, allo stesso tempo, di ritrovare atmosfere che sembravano dimenticate. Jesolo appare diversa da quella attuale, ma ancora profondamente familiare. Sono cambiate le attività commerciali, le strutture ricettive e le modalità con cui viene vissuto il turismo, ma resta intatta l’immagine di una città costruita attorno all’estate, all’accoglienza e al desiderio di svago.

Le immagini d’archivio non documentano solamente l’aspetto di un luogo. Raccontano anche la società che lo attraversa, le sue abitudini e il suo modo di vivere il tempo libero. Negli anni Novanta Jesolo rappresentava già una delle principali destinazioni turistiche dell’Alto Adriatico. Le sue spiagge, i locali, le attività commerciali e le strade affollate erano il punto di riferimento per migliaia di persone provenienti dal Veneto e da altre regioni italiane, oltre che dall’estero.

Cineteca del Veneto - Archivio video - Vita quotidiana - Jesolo anni 90
Cineteca del Veneto - Archivio video - Vita quotidiana - Jesolo anni 90

Filmati come questo dimostrano il valore degli archivi audiovisivi. Una videocassetta nata per documentare un luogo diventa, con il passare del tempo, una fonte storica capace di raccontare le trasformazioni urbanistiche, sociali e culturali di un’intera comunità. Conservare e digitalizzare questi materiali significa impedire che immagini preziose vadano perdute a causa del deterioramento dei supporti analogici. Significa anche renderle nuovamente accessibili, permettendo alle nuove generazioni di conoscere il territorio attraverso le immagini di chi lo ha vissuto prima di loro. La Jesolo degli anni Novanta appartiene ormai al passato, ma continua a vivere in queste riprese. È una città diversa, segnata dalle mode e dalle atmosfere di quel periodo, eppure ancora capace di essere riconosciuta da chi vi ha trascorso le proprie estati. Il filmato è conservato e digitalizzato dalla Cineteca del Veneto, impegnata nella raccolta, nella salvaguardia e nella valorizzazione del patrimonio cinematografico e audiovisivo del territorio.

Grazie per aver consultato questo approfondimento dell’archivio audiovisivo della Cineteca del Veneto.

La conservazione e la valorizzazione delle immagini in movimento permettono di preservare frammenti di memoria storica, culturale e territoriale che continuano a raccontare il passato attraverso il linguaggio del cinema e del footage d’archivio.

Scopri gli approfondimenti

Continua a esplorare i nostri approfondimenti e le collezioni dell’archivio per scoprire altri documenti audiovisivi, testimonianze storiche e materiali dedicati al territorio, alla memoria collettiva e alla cultura cinematografica.

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Perché e come conservare le pellicole

La procedura di conservazione dei supporti audiovisivi spiegata in pochi e semplici punti. In questo articolo voglio affrontare lo spinoso argomento della conservazione delle pellicole, e non solo...

La strage del Vajont - 9 ottobre 1963

La strage del Vajont - 9 ottobre 1963

Trascrizione audio

00:00:09:00 - 00:02:15:01
"Dall’alto sembra estranea la sciagura del Vajont. Nemmeno il Cadore sembra più il Cadore e la valle e il Piave sembrano diversi in questa geografia sconvolta dalla morte. Dall’alto si getta lo sguardo su un disastro che pare lontano migliaia di chilometri dalla nostra pietà. Un disastro che non riesce a rappresentarsi, a diventare umano. La diga è ancora più bianca, il lago gonfio e lucido di sole è diventato più piccolo, immiserito dalla catastrofe. Sembra un disastro estraneo e lontano, asiatico, e invece è accaduto fra noi, fra la nostra gente, fra le nostre montagne.

Qui, nel Cadore, nella valle del Piave dove la natura ha impastato di fango il paesaggio e i morti. Sono qui, sotto le case che non ci sono più in un cimitero uguale e senza croci. Qui c’era una casa e una famiglia, qui c’era Longarone, un paese con tante famiglie, tanti uomini, tante donne, tanti bambini. Non è rimasto niente. Qui sono venuti gli uomini per soccorrere ma non c’è nessuno da soccorrere in un cimitero. Qui è venuto il prete per benedire, è venuta la suora per consolare, il medico per curare, ma non c’erano moribondi da benedire, disperati da consolare o malati da assistere.

C’era solo da scavare e cercare i corpi, muovendo la terra con i picconi, tagliandola con i bulldozer. C’erano vivi e morti e il bilancio della sciagura del Vajont era tutto in questa sottrazione. Crudele e senza speranza. I superstiti cercavano i loro morti senza riconoscerli, soffrendo davanti ogni barella. Davvero come una grande famiglia. La morte era giunta improvvisa di notte, mentre tutti dormivano nella valle. Non c’erano testimoni, solo piccole grandi storie da raccogliere."

SPECIFICHE FOOTAGE

Anno

1963

Luogo

Longarone - Belluno

Supporto

Pellicola 35 mm sonoro ottico

Durata

2 minuti 15 secondi

Fondo

Cinegiornale di attualità

Stato

Conservazione ottimale, digitalizzato

Articolo

Il 9 ottobre 1963 è una data che rimarrà per sempre impressa nella memoria collettiva italiana. La Tragedia del Vajont, uno dei più gravi disastri della storia d'Italia, che causò la morte di quasi 2.000 persone e distrusse intere comunità della valle del Piave. Ancora oggi il Vajont rappresenta un simbolo delle conseguenze che possono derivare dall'interazione tra uomo, territorio e grandi opere ingegneristiche.

Archivio video - territorio, paesaggio e calamità - La tragedia del Vajont

La diga del Vajont, situata tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, era considerata un capolavoro dell'ingegneria italiana. Con i suoi 261 metri di altezza, era una delle dighe più alte del mondo.

La sera del 9 ottobre 1963, una gigantesca frana si staccò dal Monte Toc, precipitando nel bacino artificiale della diga. Si stima che oltre 270 milioni di metri cubi di roccia si riversarono nell'invaso in pochi secondi. L'enorme massa d'acqua sollevata dalla frana superò la diga generando un'onda devastante che si abbatté sui paesi sottostanti, tra cui Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova e Faè.

Archivio video - territorio, paesaggio e calamità - La tragedia del Vajont

Longarone distrutta dall'onda del Vajont

Il comune di Longarone fu il centro della catastrofe. In pochi istanti l'onda cancellò abitazioni, strade, scuole e attività commerciali. Migliaia di persone persero la vita durante quella che viene ricordata come la catastrofe del Vajont. La diga, paradossalmente, rimase quasi intatta. Fu l'acqua scavalcata dall'invaso a provocare la distruzione della valle e la morte di intere famiglie.

Gli studi successivi dimostrarono che l'instabilità del Monte Toc era nota già prima del disastro. Diversi segnali avevano evidenziato il rischio di una frana, ma le preoccupazioni non portarono all'interruzione definitiva delle attività legate al bacino artificiale. Per questo motivo la Tragedia del Vajont viene spesso considerata non soltanto una calamità naturale, ma anche una tragedia legata alle scelte umane e alla gestione del territorio.

Archivio video - territorio, paesaggio e calamità - La tragedia del Vajont

A oltre sessant'anni dai fatti, il Vajont continua a essere oggetto di studi, documentari, libri e testimonianze. La diga è ancora visitabile e rappresenta un luogo della memoria che richiama ogni anno migliaia di persone interessate alla storia italiana. Ricordare il Vajont significa conservare la memoria di una delle pagine più drammatiche della storia contemporanea italiana. Le immagini d'archivio, i documentari storici e le testimonianze dei sopravvissuti continuano a raccontare ciò che accadde quella notte del 1963, affinché una simile tragedia non venga mai dimenticata.

Grazie per aver consultato questo approfondimento dell’archivio audiovisivo della Cineteca del Veneto. La conservazione e la valorizzazione delle immagini in movimento permettono di preservare frammenti di memoria storica, culturale e territoriale che continuano a raccontare il passato attraverso il linguaggio del cinema e del footage d’archivio.

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Perché e come conservare le pellicole

La procedura di conservazione dei supporti audiovisivi spiegata in pochi e semplici punti. In questo articolo voglio affrontare lo spinoso argomento della conservazione delle pellicole, e non solo...

Roma 1963, un rigido inverno

Roma 1963, un rigido inverno

Trascrizione audio

00:00:15:12 - 00:00:38:21
Da piazza Navona, con le sue statue lisce e quasi livide nella loro congelata bianchezza, compiamo un giro per la città al Gianicolo, dove i bimbi scherzano con una neve insperata. A Sant'Andrea della Valle le fontane sono pure di ghiaccio. Anche a piazza San Pietro vasche e ghiaccioli sembrano di cellophane. Questa era una Roma fredda, dura, senza turisti e senza rimpianti.

00:00:38:22 - 00:00:51:04
Era una Roma invernale che avrebbe potuto essere soltanto dei romani e invece non apparteneva a nessuno, né alla tradizione degli souvenir e nemmeno ai ricordi.

00:00:51:06 - 00:02:31:12
Così anche a piazza Barberini, e un po dovunque, era una città estranea e sconosciuta e che dava un po di malinconia.

SPECIFICHE FOOTAGE

Anno

1963

Luogo

Roma

Supporto

Pellicola 35 mm sonoro ottico

Durata

44 secondi

Fondo

Cinegiornale di attualità

Stato

Conservazione ottimale, digitalizzato

Articolo

Nell'inverno del 1963 Roma fu colpita da un’ondata di freddo straordinaria che trasformò per alcuni giorni il volto della città. Le temperature rigide, le nevicate e il ghiaccio modificarono il paesaggio urbano in modo insolito, dando vita a scene rare per la capitale italiana e rimaste impresse nella memoria collettiva di un’intera generazione.

Il filmato conservato nell’archivio restituisce oggi una testimonianza preziosa di quell’evento eccezionale. Le immagini mostrano una Roma sospesa, attraversata da un’atmosfera quasi irreale: i più importanti monumenti immersi in uno strato di ghiaccio mentre le piazze normalmente animate dal traffico e dalla vita quotidiana, assumono un carattere quasi cinematografico.

filmato-anni-30-archivio-pellicole-vita-quotidiana

L’inverno del 1963 fu uno dei più rigidi registrati in Europa nel corso del Novecento e molte città italiane raggiunsero temperature con livelli eccezionali. Anche Roma, raramente abituata a fenomeni atmosferici di questa intensità, si trovò impreparata davanti a un evento che modificò temporaneamente il ritmo della città.

filmato-anni-30-archivio-pellicole-vita-quotidiana
filmato-anni-30-archivio-pellicole-vita-quotidiana

Questo footage conserva una preziosa testimonianza della Roma dei primi anni Sessanta, mostrando non solo un evento climatico eccezionale, ma anche frammenti della vita quotidiana dell’epoca. Preserva non solo gli eventi ma anche le atmosfere, i dettagli e le trasformazioni temporanee che hanno definito la memoria collettiva della capitale italiana.

Nonostante la breve durata del filmato, il suo valore risiede nella capacità di restituire un’atmosfera rara e insolita: una Roma silenziosa, rallentata dalla neve e dal ghiaccio, lontana dall’immagine abituale della città. Le immagini diventano così un’importante testimonianza visiva del territorio e della memoria collettiva, preservando un momento straordinario della storia urbana e climatica italiana.

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Grazie per aver consultato questo approfondimento dell’archivio audiovisivo della Cineteca del Veneto. La conservazione e la valorizzazione delle immagini in movimento permettono di preservare frammenti di memoria storica, culturale e territoriale che continuano a raccontare il passato attraverso il linguaggio del cinema e del footage d’archivio.

Scopri gli approfondimenti

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Perché e come conservare le pellicole

La procedura di conservazione dei supporti audiovisivi spiegata in pochi e semplici punti. In questo articolo voglio affrontare lo spinoso argomento della conservazione delle pellicole, e non solo...