Jesolo anni '90

Jesolo anni '90

Trascrizione audio

00:02:19:04 - 00:03:47:22
Jesolo divenne così dal dopoguerra una città complessa, a più dimensioni, che ha saputo espandere la sua economia nell'agricoltura, nella pesca e nel turismo soprattutto. Un'agricoltura avanzata che spazia dalla ortofrutticola alle piantagioni estensive per un consuntivo di 20 miliardi anno. Ma dopo alterne fortune anche la pesca con sede riferimento a Cortellazzo, ha preso un suo posto definitivo importante per la fornitura di pesce di giornata ai turisti e ai ristoranti. Ed infine il turismo espresso felicemente mediante una grande, splendida città lunga 15 chilometri di spiaggia per i bagni in acque limpide, per le cure di sabbia e di aria iodato, come in poche altre località, per il relax e il divertimento per un giro di affari che supera i 600 miliardi di lire stagionali.

00:03:47:24 - 00:06:27:12
Rappresenta per la Regione Veneto e per la Nazione stessa una grande realtà economica di livello prestigioso. Una realtà che ha avuto un processo di ristrutturazione che è arrivato a tempi abbastanza recenti e con sistemi innovativi, che può oggi garantire dei servizi per una serie di clientela che può andare dall'albergo di lusso alla pensioncina molto modesta ma comunque estremamente confortevole. È in analisi la città della vacanza balneare. Una vacanza che viene vista non soltanto nei termini tradizionali, ma all'interno della quale ci sono numerosissime occasioni di svago, anche di impegno culturale, con manifestazioni di livello estremamente qualificato per quanto riguarda attività sportive e culturali. Quale conforto ha il turista che arriva Jesolo? Ma bisogna dire che non offre solo per i turisti, ma anche per i propri abitanti che hanno dei servizi sociali di prim'ordine. Noi all'interno del nostro bilancio che con difficoltà stiamo approvando come tutti i Comuni, vista la difficoltà della legge finanziaria che ha ottenuto, ci sono delle grosse cifre stanziate per prima di tutto per gli interventi sociali, perché Jesolo è una città turistica, ma deve prima di tutto pensare ai propri abitanti. E per quanto riguarda i nostri abitanti periodici che come noi consideriamo i nostri turisti quindi turisti che vivono a Jesolo. Un'esperienza di cittadini di Jesolo per un breve periodo noi cerchiamo di offrire una serie di strutture di servizi che sono sempre più qualificati. Una vacanza quindi che non è sempre solo solito bagno nel mare o nella piscina della quale delle quali è molto dotata ma anche l'occasione per un rilassamento un po diverso dal solito. Ci sono dei settori della dei settori della nostra città non sufficientemente conosciuti cito per esempio le valli è possibile andare a fare una passeggiata a cavallo in un ambiente ancora incontaminato abbiamo zone tipo l'isola del morto altra zona assolutamente non, assolutamente priva di insediamenti cementizi quindi allo stato completamente naturale per dire che ci sono delle possibilità anche di soggiorno ecologico vorrei dire.

 

SPECIFICHE FOOTAGE

Anno

Anni '90

Luogo

Jesolo

Supporto

Videocasetta

Durata

5 minuti 01 secondi

Fondo

Archivio televisivo

Stato

Conservazione ottimale, digitalizzato

Articolo

Un filmato d’archivio ci riporta indietro di oltre trent’anni, tra spiagge affollate, strade animate e piccoli frammenti di vita quotidiana. Una testimonianza preziosa per osservare come sono cambiati Jesolo, il turismo e il modo di vivere le vacanze.

Ci sono luoghi che cambiano continuamente, seguendo le mode, le abitudini e le trasformazioni della società, ma che riescono comunque a conservare un’identità riconoscibile. Jesolo è certamente uno di questi.  Il filmato d’archivio ci accompagna in un viaggio nel tempo, restituendoci l’immagine di una delle località balneari più conosciute e frequentate del Veneto così come appariva oltre trent’anni fa.

Le riprese mostrano una città viva, attraversata da residenti, turisti e famiglie che trascorrono le proprie giornate tra la spiaggia, le strade e i locali. Non si tratta soltanto di una raccolta di immagini dedicate a Jesolo, ma di una vera e propria testimonianza sul modo di vivere le vacanze negli anni Novanta.

Cineteca del Veneto - Archivio video - Vita quotidiana - Jesolo anni 90
Cineteca del Veneto - Archivio video - Vita quotidiana - Jesolo anni 90

Osservando il filmato, emergono numerosi dettagli che oggi attirano inevitabilmente la nostra attenzione: le automobili, le insegne dei negozi, l’abbigliamento, gli stabilimenti balneari e il movimento delle persone lungo le vie della città. Sono elementi apparentemente ordinari, che all’epoca facevano semplicemente parte della quotidianità. Con il passare degli anni, però, hanno assunto un nuovo significato.

Oggi ci permettono di riconoscere i cambiamenti avvenuti nel territorio e, allo stesso tempo, di ritrovare atmosfere che sembravano dimenticate. Jesolo appare diversa da quella attuale, ma ancora profondamente familiare. Sono cambiate le attività commerciali, le strutture ricettive e le modalità con cui viene vissuto il turismo, ma resta intatta l’immagine di una città costruita attorno all’estate, all’accoglienza e al desiderio di svago.

Le immagini d’archivio non documentano solamente l’aspetto di un luogo. Raccontano anche la società che lo attraversa, le sue abitudini e il suo modo di vivere il tempo libero. Negli anni Novanta Jesolo rappresentava già una delle principali destinazioni turistiche dell’Alto Adriatico. Le sue spiagge, i locali, le attività commerciali e le strade affollate erano il punto di riferimento per migliaia di persone provenienti dal Veneto e da altre regioni italiane, oltre che dall’estero.

Cineteca del Veneto - Archivio video - Vita quotidiana - Jesolo anni 90
Cineteca del Veneto - Archivio video - Vita quotidiana - Jesolo anni 90

Filmati come questo dimostrano il valore degli archivi audiovisivi. Una videocassetta nata per documentare un luogo diventa, con il passare del tempo, una fonte storica capace di raccontare le trasformazioni urbanistiche, sociali e culturali di un’intera comunità. Conservare e digitalizzare questi materiali significa impedire che immagini preziose vadano perdute a causa del deterioramento dei supporti analogici. Significa anche renderle nuovamente accessibili, permettendo alle nuove generazioni di conoscere il territorio attraverso le immagini di chi lo ha vissuto prima di loro. La Jesolo degli anni Novanta appartiene ormai al passato, ma continua a vivere in queste riprese. È una città diversa, segnata dalle mode e dalle atmosfere di quel periodo, eppure ancora capace di essere riconosciuta da chi vi ha trascorso le proprie estati. Il filmato è conservato e digitalizzato dalla Cineteca del Veneto, impegnata nella raccolta, nella salvaguardia e nella valorizzazione del patrimonio cinematografico e audiovisivo del territorio.

Grazie per aver consultato questo approfondimento dell’archivio audiovisivo della Cineteca del Veneto.

La conservazione e la valorizzazione delle immagini in movimento permettono di preservare frammenti di memoria storica, culturale e territoriale che continuano a raccontare il passato attraverso il linguaggio del cinema e del footage d’archivio.

Scopri gli approfondimenti

Continua a esplorare i nostri approfondimenti e le collezioni dell’archivio per scoprire altri documenti audiovisivi, testimonianze storiche e materiali dedicati al territorio, alla memoria collettiva e alla cultura cinematografica.

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Perché e come conservare le pellicole

La procedura di conservazione dei supporti audiovisivi spiegata in pochi e semplici punti. In questo articolo voglio affrontare lo spinoso argomento della conservazione delle pellicole, e non solo...

Le stragi del sabato sera

Le stragi del sabato sera

Trascrizione audio

00:00:10:12 - 00:00:29:17
Perché accadono queste stragi del sabato sera legate inevitabilmente alla discoteca questa parola che oramai fa terrore io credo nei genitori. Roberto, ecco, tu sappiamo sono sei anni che ti occupi di discoteche. Come sono cambiate le abitudini dei ragazzi. Magari l'orario di rientro di arrivo di partenza dalla discoteca?

00:00:33:18 - 00:01:14:17
Mah, se c'è una cosa determinante secondo me è l'orario, cioè la gente arriva in discoteca più tardi. Questo è un dato di fatto. Noi ci stiamo anche preoccupando di questo perché sono nate delle alternative prima della discoteca. La gente si ritrova nelle birrerie, nelle paninoteche, in altri posti. A noi ci arrivano un po’, diciamo in un’ora che facciamo anche fatica a impostare la serata perché la maggior parte della clientela vuol far tardi all'arrivo in discoteca e far tardi, naturalmente anche alla chiusura della discoteca e arrivano in discoteca a 00:00. C'è chi arriva come persona normale. Voglio dire, con l'euforia del ballo c'è chi arriva, anche con l’euforia del bere.

00:01:14:19 - 00:01:25:00
Sono un ragazzo che mi voglio ubriacare. Cioè, voglio dire, vado in una discoteca e bevo finché mi pare. Cioè voi ne date a ruota libera o c'è un limite?

00:01:25:05 - 00:01:31.22
No, non esiste un limite. Esiste un limite sul comportamento che deve avere il cliente in discoteca.

00:01:31:23 - 00:01:43:11
Ecco dunque secondo te l'orario delle 3.00 com’è adesso ancora, non va molto bene? Cioè, che orario tu da direttore di discoteca proporresti?

00:01:43:11 - 00:02:10:20
Non lo so, cioè non saprei dire qual è l'orario, l'orario che va bene a me sono le 3.00. Come BOOM mi va bene le 3.00 perché riesco a far divertire la gente al 100%. Certo! Riesco a farla uscire in un modo giusto, intelligente, senza cacciarli via e vedo che alle 3.00 la gente ha veramente voglia di andare anche a casa. Poi ci sono gli esasperati che devono rincorrere altri risultati. C'è chi va addirittura si preoccupa di andare al Grill mangiare un panino, c'è chi vuole andare al mare in un’altra discoteca.

00:02:11:01 - 00:02:28:22
E che tolgano tutti gli alcolici da tutti gli esercizi pubblici. Ma evidentemente hanno un bel motivo quello di tenere in commercio questa roba perché usufruiscono delle tasse
e c'è un guadagno, c'è un profitto. Ecco che allora queste cose non avverranno mai.

00:02:28:22 - 00:02:35:24
Daniele, tu frequenti regolarmente le discoteche... ecco, che cosa ne penseresti di questa proposta di togliere gli alcolici?

00:02:37:09 - 00:02:47:09
Beh, io penso che se uno vuole bere anche per via degli incidenti, uno beve prima e anche dopo la discoteca.

00:02:48:09 - 00:03:00:20
Non influisce il fatto di tutta questa musica, anche a volte assordante, degli alcolici, di questa di tutta un'atmosfera che ruota attorno.. è tutto un insieme Ecco, secondo te non dipende anche da questo?

00:03:00:20 - 00:03:04:20
Sì però il fattore secondo me non è solo della discoteca, più che altro prima e dopo la discoteca.

00:03:05:05 - 00:03:55:07
La mia opinione è che bisogna ricordare le cose per quelle che sono: in Italia muore una persona all’ora per incidente stradale. Qualche volta sarebbe bene fare anche il conto di quanti muoiono andando a lavorare o tornando da lavorare, perché non vorrei che si usasse questo problema per altri scopi. Perché? Perché quando io sento dire questa argomentazione delle macchine veloci di giovani che corrono. Non bisogna dare le grandi macchine bisogna dare le piccole macchine, non si dice una verità sacrosanta ed è questa: che in Italia né con macchine grandi né con macchine piccole si può correre sulle strade, che non siano autostrade, (e gli incidenti avvengono su strade che non sono autostrade) a più di 90 chilometri orari, massima velocità. Il che vuol dire che quando è segnalata una velocità inferiore 50, 60, 70 devi andare a 50, 60, 70.

00:03:55:24 - 00:03:57:20
Lei rispetta queste norme?

00:03:57:20 - 00:04:04:14
Io sì, tra l’altro viaggio sempre con l'autista quindi bisognerebbe chiederlo a lui ma il problema è che
bisogna far osservare queste norme.

00:04:05:02 - 00:04:45:18
c'è un'altra telefonata, pronto? Sì, buongiorno. Buongiorno signora, da dove chiama? Da Bassano, parlo in dialetto. Sono d'accordo con quello che ha detto Amalia non in quanto le macchine veloci ma l'altro purtroppo l'alcol purtroppo. L’alcol? L’alcol, sisi e dopo sento dire di questa ecstasy di queste porcherie che prendono per conto mio non è la macchina veloce perché se il ragazzo è sveglio e non è brillo, non è importante neanche dell'orario basta soltanto appunto proibire l'alcol sulle discoteche
e dopo vedere anche cosa ci mettono dentro all'alcol

00:04:45:18 - 00:04:47:13
Pronto? Pronto. Sì buongiorno da dove chiama? Da Marostica. Io mi chiamo Miro ho 19 anni sono a casa per caso da scuola e stavo ascoltando la trasmissione e io vado sempre giù al Boom, vai sempre in discoteca sia al sabato che alla domenica quando è aperto, senò vado anche in altre parti, ma di solito vado là al Bomm. Senti una domanda, perché ci vai? Io ci vado perché la trovo gente, perché.. Perché là mi diverto. E per la generazione di oggi è quello il posto dove si.. Senti una cosa e che cosa ne pensi di tanti tuoi coetanei che purtroppo. Cioè da una serata che doveva essere una una serata di svago indimenticabile è diventata una serata per loro definitiva cioè l'ultima serata della loro vita, tu che cosa ne pensi? Penso che questo è un problema grosso che in qualche modo bisognerà risolvere però secondo me bisogna risolverlo a livello proprio stradale a livello di di polizia di carabinieri perché, perché quello è il divertimento nostro. Certo e allora tu dici un maggior controllo nelle strade? Sì dopo si sa che c'è chi beve c'è chi prende quelle pastiglie là, c’è chi fa tante cose. Oramai è abbastanza quotidiano cioè non non provate un certo stupore oppure è normale, è normale che.. No, secondo me non è normale però d'altra parte cioè tra tanti tanti ragazzi che anche chi fa così cioè si sa che c'è chi beve e chi prende.. Però c'è da pensare secondo me che io ho tanti amici per esempio che dicono no io in discoteca non ci vado però passano il sabato sera andando in giro a bar, andando in giro a paninoteche o a posti dove bevono e quindi dopo, dopo è peggio ancora eh...

 

SPECIFICHE FOOTAGE

Anno

Anni '90

Luogo

Veneto

Supporto

Videocasetta

Durata

6 minuti 23 secondi

Fondo

Archivio televisivo

Stato

Conservazione ottimale, digitalizzato

Articolo

Le immagini d’archivio hanno una forza particolare: non si limitano a raccontare il passato, ma spesso ci costringono a guardare il presente con maggiore lucidità.

Nel video in alto viene riproposto un dibattito televisivo degli anni Novanta dedicato a un tema purtroppo ancora attuale: le cosiddette “stragi del sabato sera”, espressione con cui si indicano ancora oggi i gravi incidenti stradali che coinvolgono soprattutto i giovani durante i fine settimana, spesso legati all’uscita dalle discoteche, all’abuso di alcol, alla stanchezza e alla guida notturna. SI tratta di uno spunto di riflessione sul modo in cui la società italiana cercava di affrontare un problema complesso, fatto di responsabilità individuali, abitudini collettive, educazione, prevenzione e sicurezza stradale.

le stragi del sabato sera - Vita quotidiana - Archivio video

Negli anni Novanta il fenomeno delle “stragi del sabato sera” occupava spesso il dibattito pubblico. Le cronache raccontavano incidenti gravissimi, soprattutto nelle notti tra sabato e domenica, al rientro da discoteche, locali e luoghi di ritrovo. Il tema veniva discusso non solo come questione di sicurezza stradale, ma anche come problema sociale: il rapporto tra giovani e divertimento, il consumo di alcol, il ruolo delle famiglie, le responsabilità dei gestori dei locali, l’efficacia dei controlli e la necessità di una maggiore educazione alla guida.

Il dibattito d’archivio mostra proprio questo: personalità diverse, con punti di vista differenti, si confrontano sul rapporto tra discoteche, giovani, alcol e incidenti stradali. Ognuno porta la propria prospettiva, contribuendo a costruire un quadro più ampio del problema.

Uno degli aspetti più interessanti del filmato è il modo in cui il tema viene affrontato. Rispetto al dibattito pubblico contemporaneo, spesso rapido e frammentato, questo documento televisivo restituisce un modo diverso di argomentare. Gli interventi sono più distesi, le opinioni vengono motivate, il confronto lascia spazio a ragionamenti più articolati. Guardare oggi un dibattito degli anni Novanta significa anche osservare una televisione diversa: meno immediata, forse meno spettacolarizzata, ma capace di dedicare tempo a temi sociali importanti.

le stragi del sabato sera - Vita quotidiana - Archivio video

Discoteche, alcol e responsabilità

Il tema centrale del dibattito riguarda la relazione tra divertimento notturno e sicurezza. Le discoteche vengono analizzate come luoghi di aggregazione, ma anche come spazi intorno ai quali si concentrano comportamenti a rischio: consumo di alcol, guida in condizioni non sicure, rientri notturni su strade spesso trafficate o poco controllate. La questione, però, non viene ridotta a una semplice accusa verso i locali o verso i giovani. Il problema appare più ampio: riguarda le abitudini sociali, la prevenzione, l’educazione, la presenza delle istituzioni e la capacità di costruire alternative concrete.

le stragi del sabato sera - Vita quotidiana - Archivio video
le stragi del sabato sera - Vita quotidiana - Archivio video

Un dibattito televisivo come questo è la traccia della sensibilità di un’epoca, del modo in cui la società affrontava le proprie paure, i propri problemi e le proprie urgenze. Rivedere oggi queste immagini permette di capire cosa è cambiato e cosa, invece, continua a ripetersi. Le tecnologie sono cambiate, il modo di comunicare è cambiato, ma il tema della sicurezza stradale resta ancora centrale.

Grazie per aver consultato questo approfondimento dell’archivio audiovisivo della Cineteca del Veneto. La conservazione e la valorizzazione delle immagini in movimento permettono di preservare frammenti di memoria storica, culturale e territoriale che continuano a raccontare il passato attraverso il linguaggio del cinema e del footage d’archivio.

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Perché e come conservare le pellicole

La procedura di conservazione dei supporti audiovisivi spiegata in pochi e semplici punti. In questo articolo voglio affrontare lo spinoso argomento della conservazione delle pellicole, e non solo...

La strage del Vajont - 9 ottobre 1963

La strage del Vajont - 9 ottobre 1963

Trascrizione audio

00:00:09:00 - 00:02:15:01
"Dall’alto sembra estranea la sciagura del Vajont. Nemmeno il Cadore sembra più il Cadore e la valle e il Piave sembrano diversi in questa geografia sconvolta dalla morte. Dall’alto si getta lo sguardo su un disastro che pare lontano migliaia di chilometri dalla nostra pietà. Un disastro che non riesce a rappresentarsi, a diventare umano. La diga è ancora più bianca, il lago gonfio e lucido di sole è diventato più piccolo, immiserito dalla catastrofe. Sembra un disastro estraneo e lontano, asiatico, e invece è accaduto fra noi, fra la nostra gente, fra le nostre montagne.

Qui, nel Cadore, nella valle del Piave dove la natura ha impastato di fango il paesaggio e i morti. Sono qui, sotto le case che non ci sono più in un cimitero uguale e senza croci. Qui c’era una casa e una famiglia, qui c’era Longarone, un paese con tante famiglie, tanti uomini, tante donne, tanti bambini. Non è rimasto niente. Qui sono venuti gli uomini per soccorrere ma non c’è nessuno da soccorrere in un cimitero. Qui è venuto il prete per benedire, è venuta la suora per consolare, il medico per curare, ma non c’erano moribondi da benedire, disperati da consolare o malati da assistere.

C’era solo da scavare e cercare i corpi, muovendo la terra con i picconi, tagliandola con i bulldozer. C’erano vivi e morti e il bilancio della sciagura del Vajont era tutto in questa sottrazione. Crudele e senza speranza. I superstiti cercavano i loro morti senza riconoscerli, soffrendo davanti ogni barella. Davvero come una grande famiglia. La morte era giunta improvvisa di notte, mentre tutti dormivano nella valle. Non c’erano testimoni, solo piccole grandi storie da raccogliere."

SPECIFICHE FOOTAGE

Anno

1963

Luogo

Longarone - Belluno

Supporto

Pellicola 35 mm sonoro ottico

Durata

2 minuti 15 secondi

Fondo

Cinegiornale di attualità

Stato

Conservazione ottimale, digitalizzato

Articolo

Il 9 ottobre 1963 è una data che rimarrà per sempre impressa nella memoria collettiva italiana. La Tragedia del Vajont, uno dei più gravi disastri della storia d'Italia, che causò la morte di quasi 2.000 persone e distrusse intere comunità della valle del Piave. Ancora oggi il Vajont rappresenta un simbolo delle conseguenze che possono derivare dall'interazione tra uomo, territorio e grandi opere ingegneristiche.

Archivio video - territorio, paesaggio e calamità - La tragedia del Vajont

La diga del Vajont, situata tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, era considerata un capolavoro dell'ingegneria italiana. Con i suoi 261 metri di altezza, era una delle dighe più alte del mondo.

La sera del 9 ottobre 1963, una gigantesca frana si staccò dal Monte Toc, precipitando nel bacino artificiale della diga. Si stima che oltre 270 milioni di metri cubi di roccia si riversarono nell'invaso in pochi secondi. L'enorme massa d'acqua sollevata dalla frana superò la diga generando un'onda devastante che si abbatté sui paesi sottostanti, tra cui Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova e Faè.

Archivio video - territorio, paesaggio e calamità - La tragedia del Vajont

Longarone distrutta dall'onda del Vajont

Il comune di Longarone fu il centro della catastrofe. In pochi istanti l'onda cancellò abitazioni, strade, scuole e attività commerciali. Migliaia di persone persero la vita durante quella che viene ricordata come la catastrofe del Vajont. La diga, paradossalmente, rimase quasi intatta. Fu l'acqua scavalcata dall'invaso a provocare la distruzione della valle e la morte di intere famiglie.

Gli studi successivi dimostrarono che l'instabilità del Monte Toc era nota già prima del disastro. Diversi segnali avevano evidenziato il rischio di una frana, ma le preoccupazioni non portarono all'interruzione definitiva delle attività legate al bacino artificiale. Per questo motivo la Tragedia del Vajont viene spesso considerata non soltanto una calamità naturale, ma anche una tragedia legata alle scelte umane e alla gestione del territorio.

Archivio video - territorio, paesaggio e calamità - La tragedia del Vajont

A oltre sessant'anni dai fatti, il Vajont continua a essere oggetto di studi, documentari, libri e testimonianze. La diga è ancora visitabile e rappresenta un luogo della memoria che richiama ogni anno migliaia di persone interessate alla storia italiana. Ricordare il Vajont significa conservare la memoria di una delle pagine più drammatiche della storia contemporanea italiana. Le immagini d'archivio, i documentari storici e le testimonianze dei sopravvissuti continuano a raccontare ciò che accadde quella notte del 1963, affinché una simile tragedia non venga mai dimenticata.

Grazie per aver consultato questo approfondimento dell’archivio audiovisivo della Cineteca del Veneto. La conservazione e la valorizzazione delle immagini in movimento permettono di preservare frammenti di memoria storica, culturale e territoriale che continuano a raccontare il passato attraverso il linguaggio del cinema e del footage d’archivio.

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Perché e come conservare le pellicole

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La tragedia di Superga - 4 maggio 1949

La tragedia di Superga - 4 maggio 1949

Trascrizione audio

00:01:49:04 - 00:02:09:01
Già monco dell'ala sinistra, l'aereo diroccò 13 metri di parapetto. Coda e timone si staccarono sulle soglie della porta che la fusoliera aveva sfondato. Sparsi dappertutto i rottami, mentre i passeggeri che erano nella carlinga vennero compressi in due metri quadrati. Gli appunti di Casalbore, la fotografia del campo di Lisbona. E scarpe, calzettoni, ginocchiere, la tessera universitaria di Bacigalupo e Sentimenti non sapeva che Bacigalo tenesse tanto vicino. E ancora scarpe. Quanti gol avranno segnato! 18 commemorazioni su questi giornali che raccontavano le loro vive gesta e tre dei loro narratori li seguirono sino oltre la porta dell'aldilà. Tosatti, Cavallero, Casalbore.

00:02:43:07 - 00:03:35:06
Torino ha offerto il più illustre dei suoi palazzi per ospitare l'ultima vigilia di questi giovani. Le loro salme sono state identificate con fatica e ricomposte con amore. La folla preme, mareggia, come le porte degli stadi. Il governo è rappresentato da Andreotti, 500.000 persone nel corteo e lungo il corteo, centinaia di corone per i campioni, i giornalisti, l'equipaggio. Su questo schermo settimanalmente vocavamo i vostri nomi, Li ripetiamo per dirvi addio Mazzola, Bacigalupo, Aldo e Dino Ballarin, Bongiorni Castigliano, Fadini, Cabetto, Grava, Grezar, Loik, Maroso, Martelli, Menti Oberto, Ossola, Rigamonti, Schubert.

00:03:35:08 - 00:03:55:06
Negli spogliatoi gli armadi, il loro corredo che doveva servire ancora chissà per quante partite. Di qui prelevarono le scarpe i calzettoni che bevvero la pioggia del 4 maggio sul terrapieno di Superga. Oggi non è volata la moneta. Nessuno ha scelto il campo.

00:03:55:08 - 00:04:00:17
Oggi niente palla al centro.

00:04:00:19 - 00:04:08:22
Sotto ragazzi granata. Adesso tocca a voi. Stringete anche voi i denti. Ci restituirete il Grande Torino!

SPECIFICHE FOOTAGE

Anno

1949

Luogo

Superga - Torino

Supporto

Pellicola 35 mm sonoro ottico

Durata

7 minuti 19 secondi

Fondo

Cinegiornale di attualità

Stato

Conservazione ottimale, digitalizzato

Articolo

Ci sono eventi che superano i confini dello sport e diventano parte della memoria collettiva di un Paese. La tragedia di Superga, avvenuta il 4 maggio 1949, è uno di questi.

Archivio video - Istituzioni e vita pubblica - La tragedia di Superga 1949

Quel pomeriggio un aereo Fiat G.212 della compagnia ALI stava riportando a casa il Torino da Lisbona, dove la squadra aveva disputato un incontro amichevole contro il Benfica. A causa delle difficili condizioni meteorologiche e della scarsa visibilità, il velivolo si schiantò contro il terrapieno posteriore della Basilica di Superga.

Nell'impatto persero la vita tutte le 31 persone a bordo. Tra loro c'erano i giocatori del Grande Torino, la squadra che in quegli anni rappresentava l'eccellenza assoluta del calcio italiano. I granata erano molto più di una semplice formazione vincente. Avevano conquistato cinque campionati consecutivi e costituivano l'ossatura della Nazionale italiana. Il loro gioco moderno, spettacolare ed efficace aveva conquistato tifosi ben oltre i confini piemontesi, trasformandoli in un simbolo di rinascita per l'Italia uscita dalla guerra. La notizia della sciagura si diffuse rapidamente in tutto il Paese, suscitando un'ondata di commozione senza precedenti. Migliaia di persone si riversarono nelle strade di Torino per rendere omaggio agli atleti scomparsi. I funerali divennero una delle più grandi manifestazioni popolari dell'Italia del dopoguerra.

Archivio video - Istituzioni e vita pubblica - La tragedia di Superga 1949
Archivio video - Istituzioni e vita pubblica - La tragedia di Superga 1949

A distanza di oltre settant'anni, il ricordo del Grande Torino continua a vivere non solo nella memoria sportiva, ma anche nelle immagini e nei documenti che ne testimoniano la storia. I filmati d'archivio conservano l'emozione di quei giorni, permettendoci di osservare da vicino i volti, i luoghi e le atmosfere di un evento che segnò profondamente il Paese. Attraverso queste testimonianze audiovisive possiamo comprendere come la tragedia di Superga non abbia rappresentato soltanto la fine di una straordinaria squadra di calcio, ma anche la perdita di un simbolo nazionale. Un ricordo che continua a unire generazioni diverse e che trova negli archivi storici uno strumento prezioso per essere tramandato nel tempo.

Grazie per aver consultato questo approfondimento dell’archivio audiovisivo della Cineteca del Veneto. La conservazione e la valorizzazione delle immagini in movimento permettono di preservare frammenti di memoria storica, culturale e territoriale che continuano a raccontare il passato attraverso il linguaggio del cinema e del footage d’archivio.

Scopri gli approfondimenti

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Perché e come conservare le pellicole

La procedura di conservazione dei supporti audiovisivi spiegata in pochi e semplici punti. In questo articolo voglio affrontare lo spinoso argomento della conservazione delle pellicole, e non solo...