L’Inventario

Che cos'è l'inventario?

Sembra un parolone ma ovviamente non lo è. Si tratta di fatto del primissimo passo con il quale una pellicola, una foto o un documento fanno il proprio ingresso in un archivio. Una vera e propria carta di identità creata al momento dell’arrivo del fondo. Questo documento contiene tutte le informazioni che serviranno ai singoli addetti dell’archivio per svolgere il proprio lavoro. Poche informazioni, inizialmente sommarie, ma fondamentali per avere un quadro sul tipo di materiale arrivato. Sulla sua storia, il suo stato di conservazione, le quantità… Successivamente il documento si arricchisce di altre informazioni giunte man mano che ci si addentra nella materia filmica. Dati che permettono di avere un documento chiaro sul fondo e sulle eventuali problematiche.

MI spiego meglio:

Il materiale arriva in Cineteca. Ogni elemento può essere contenuto in una scatola e avere delle informazioni scritte. Per prima cosa, ovviamente, si annotano tutte le informazioni sulla scatola o al suo interno: titoli, parole, numeri o anni. Si cerca di capire quali siano i dati più attendibili senza omettere nessun tipo di indicazione che può aiutare il riconoscimento di informazioni fondamentali. Come ad esempio la datazione storica.

Parlando di documento filmico...

Una prima ispezione della pellicola può già rivelarne lo stato fisico, il formato e se è presente o meno il sonoro. Si tratta di un primo rapido controllo che serve a registrare ciò che è entrato nell’archivio e a dare avvio al processo preservativo.

L'inventario è utile a tutti gli operatori:

L’inventario, che è sempre consultabile dagli operatori delle varie fasi di restauro del fondo, viene man mano arricchito da eventuali note che esplicano problematiche particolari se si dovessero verificare. Le informazioni inserite da ogni operatore, risultano sempre fondamentali per l’operatore che seguirà la fase successiva: è evidente come un problema rilevato nella pellicola in fase di revisione, sia esso di restringimento, rottura o fragilità della pellicola, deve essere comunicato con attenzione a colui che si occuperà della migrazione dalla pellicola su supporto digitale, per procedere alla fase di digitalizzazione senza compromettere l’integrità del materiale che rimane una priorità assoluta per il restauratore.

Il codice di riferimento

Il documento dell’inventario dunque registra esattamente come si presentano i materiali all’arrivo in cineteca. Ad ognuno di essi l’operatore assegna un codice che prevede il nome dell’archivio di destinazione, il nome del fondo (solitamente una sigla) e il numero d’inventario Es: CINVE RTV 03. “Cinve” identifica la Cineteca del Veneto ovvero il luogo al quale vengono affidati i materiali, a questa viene aggiunta la sigla di appartenenza del fondo in questo caso RTV e infine si inserisce il numero di inventario. Associare ad ogni materiale un codice di riferimento o codice di inventario, permette di dare ordine e registrare sin da subito tutti gli elementi che entrano nello spazio archivistico. Gli elementi avranno quindi tre informazioni base: archivio depositario, nome del fondo, e numero del singolo materiale.

IL TITOLO DEL DOCUMENTO

L’informazione da inserire nel documento dell’inventario e che segue il codice di cui sopra, corrisponde al titolo originale di ogni pellicola. Il titolo originale viene stabilito tenendo conto delle informazioni che sono scritte fuori e all’interno della scatola infatti, spesso è l’autore stesso delle pellicole o di altri supporti che titola le sue creazioni in base al contenuto ripreso o registrato.

L’ANNO E LE ALTRE INFORMAZIONI

Il titolo che l’autore decide di incidere sulla scatola spesso non tralascia l’indicazione dell’anno in cui è avvenuta la ripresa. È solitamente facile, quindi, stabilire la terza informazione dell’inventario: l’anno. Tuttavia può accadere che sia il titolo che l’anno scritti sul contenitore non siano informazioni attendibili. Nel corso della storia ci possono essere stati scambi di scatole e disordini nella conservazione che portano a non dare per certe le informazioni scritte dal cineamatore. Le note all’interno dei contenitori possono essere fuorvianti, per questo motivo bisogna accertarsi della loro veridicità attraverso l’analisi dei contenuti delle pellicole che avverrà solo nel momento della catalogazione. Il formato e il metraggio, nel caso si tratti di una pellicola, sono dati di immediato riconoscimento. Mentre, nel caso si tratti di una videocassetta, la durata s’inserisce nel documento al termine della digitalizzazione.

L’INVENTARIO COME PRINCIPIO DI PRESERVAZIONE

Le note costituiscono un elemento importante nel documento dell’inventario. S’inseriscono le note dell’autore ma anche il tipo di scatola dentro al quale viene conservato il materiale, con precisazioni sulla marca, il colore e la composizione (plastica, metalli o cartone). Nel caso dei filmini di famiglia, la pratica di annotare tutte le informazioni si svolge al fine di ricreare, nella maniera più completa e corretta, la storia della famiglia a cui appartengono le pellicole. Infatti, la preservazione dei film privati e di famiglia, non si ferma all’accessibilità e alla conservazione della materia, ma alla valorizzazione dei film nel loro insieme: qualsiasi tipo di informazione o dato pervenuto non deve essere sottratto alla sua registrazione all’interno dell’inventario, poiché anche l’informazione apparentemente più banale potrebbe risultare un elemento utile alla ricostruzione storica del fondo.

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