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La donna nel linguaggio dei cinegiornali

Parliamo di donne e nello specifico della figura della donna nel linguaggio dei cinegiornali degli anni ’60. Ma per farlo facciamo prima un passo indietro:

Giugno è un mese straordinario per la nostra storia, la storia italiana, la storia della Repubblica ma anche per la storia delle donne. Perlopiù si ricorda il 2 Giugno come il momento in cui l’Italia diventa ufficialmente una Repubblica dopo anni di guerra e di dittatura. Ma il 2 Giugno rappresenta anche una data di libertà, di gioia e di unione soprattutto per le donne. Il referendum del 2 e 3 Giugno 1946, infatti, costituisce la prima occasione di consultazione politica nazionale in cui hanno potuto votare le nostre donne. Non possiamo dimenticarcelo. Per questo il 2 Giugno è il giorno di una festa che ci inorgoglisce: come donne e come cittadine italiane. Tuttavia, quello del 1946 è solo il primo step di un percorso infaticabile (che continua tutt’oggi) per la donna che non ha mai smesso di lottare per i propri diritti.

L’immagine della donna nei cinegiornali degli anni ’60 è protagonista del podcast presentato ad archivissima 2020.

i Cinegiornali come canale mediatico

In questo spazio vogliamo analizzare brevemente insieme a voi la donna nel linguaggio dei cinegiornali e per farlo abbiamo estrapolato alcune notizie da alcuni cinegiornali degli anni ’60. Ma perché abbiamo deciso di proporre dei cinegiornali per parlare delle donne? Beh perché i cinegiornali dagli anni ’30 agli anni ’60 sono stati il principale canale mediatico per la popolazione italiana. L’analfabetismo diffuso escludeva una grossa fetta di popolazione dall’informazione scritta, così i cinegiornali erano perfetti per veicolare una grossa quantità di notizie e di informazioni e finirono per influenzare l’opinione pubblica più di quanto potesse fare una rivista o un giornale. Basti pensare ai cinegiornali di propaganda in epoca fascista!

I cinegiornali che abbiamo scelto sono di inizio anni ’60, sono in bianco e nero ed hanno il profumo di un’epoca che sembra non appartenerci più ma che è parte integrante della nostra storia.

Ebbene vi accorgerete leggendo questi estratti di come la figura della donna è descritta ancora, dopo ben vent’anni da quel fatidico 2 Giugno, come uno straordinario esempio di bellezza che non va oltre i suoi ruoli domestici.

La bellezza che non parla

Nel primo estratto, del 1962, l’immagine che ci viene proposta è quella dell’uomo che lavora, mentre la donna si occupa della casa e dei pargoli. Le possibilità di carriera in quegli anni si riducevano principalmente al mondo della bellezza e del cinema, dunque al mondo dell’apparire:

Estratto numero 1

“Occhio allo schermo, la signorina che vi presentiamo, purtroppo in versione televisiva, è la figlia del miracolo italiano. Si chiama Maria Teresa Vianello e rappresenterà l’Italia a Long Beach per la sagra della bellezza. Vogliamo prenderle le misure? Eccole: altezza 1,70, peso 59 chili con l’osso, busto 93 cm, vita 58, fianchi 84 senza magro. Adesso avvolgete il tutto in un costume “ciociaro” agitate bene bene e l’Italia delle maggiorate sarà salva. La signora non è la madre come è vero che il signore non è il papà, sono entrambi giornalisti e apprendono con sgomento che Maria Teresa, piede grosso e cervello fino, non farà del cinema. Per il momento vogliamo sperarlo. Chissà, forse la mamma non le ha ancora detto tutto.” (Estratto da Cinegiornale di Attualità n. 25)

L’immagine della ragazza in questo estratto viene mostrata e descritta come un oggetto fisico, non vengono messe in evidenza le sue qualità culturali, linguistiche, intellettuali o le sue passioni ma vengono sottolineate in uno sterile elenco le sue misure da soubrette. E il più grande interrogativo che è consentito porsi al termine di questo servizio è se la miss farà cinema o meno.

Scusate, era ironia

Nel prossimo estratto il soggetto è Simone de Beauvoir, una delle più grandi scrittrici francesi del secolo scorso. La sua carriera da filosofa e intellettuale ha fatto prendere consapevolezza delle capacità della donna come individuo in grado di emanciparsi e di avere un futuro che vada al di là dell’ambiente prettamente domestico. Vale la pena leggere con grande attenzione il linguaggio adottato in questa notizia: nonostante si veicoli un messaggio apparentemente a favore di questa straordinaria pensatrice, l’ultima frase lascia letteralmente sgomenti:

Estratto numero 2

“Questa signora quasi trepida e disarmante è Simone de Beauvoir, scrittrice di talento e assertrice di una definitiva emancipazione della donna. È venuta nella capitale per ribadire, a un attento pubblico di neofiti, i propri punti di vista sulla parità dei due sessi. La scrittrice, nota per il suo “memorie d’una ragazza perbene”, ha indicato ai giornalisti Brigitte Bardot come l’esemplare più efficace della donna libera ed emancipata. Non ci meraviglia, quello che è strano è che l’infaticabile Simone abbia compiuto un viaggio dalla Francia per venircelo a dire.” (Estratto da Cinegiornale di Attualità n.39)

Quel: “…Non ci meraviglia, quello che è strano è che l’infaticabile Simone abbia compiuto un viaggio dalla Francia per venircelo a dire.” Comunicativamente parlando “prende in giro” la scrittrice e il messaggio veicolato. Non sempre una comunicazione negativa deve essere esplicita per arrivare al destinatario. Spesso sono proprio le espressioni sottili e sarcastiche che rendono il messaggio equivoco e manipolativo.

La donna nel linguaggio dei cinegiornali
La donna nel linguaggio dei cinegiornali 2
La donna nel linguaggio dei cinegiornali 3
trousse donna

I giocattoli delle massaie

Nel prossimo esempio presentiamo un estratto dal servizio sulla ventinovesima edizione della mostra nazionale della radio, della televisione e degli elettrodomestici tenutasi a Milano nel 1963:

Estratto numero 3

“La rassegna milanese non ha però trascurato le esigenze delle signore più vanitose con queste radioline con trousse incorporata. Alla mostra degli elettrodomestici, partecipano anche i costruttori di accessori. In questo stand sono esposti motori monofase e trifase per frigoriferi, lavatrici, macchine da cucire, condizionatori d’aria. Ma diamo anche un’immagine ai desideri delle mogli. Questa è la lavastoviglie che ogni massaia sogna: in due minuti lava, sgrassa, sciacqua, risciacqua e asciuga piatti, posate, bicchieri, pentole e mani della domestica. Di linea moderna e sobria è stata progettata e costruita in Italia. E infine presentiamo una vera metamorfosi nel settore delle stufe e delle cucine. Dalla vecchia stufa a legna e carbone alla moderna cucina a gas ed elettrica e infine alla stufa a cherosene, un modello previsto per il futuro e che consentirà di sfruttare nuove forme di energia, con una attrezzatura di questo genere le signore in cucina potranno mandarci anche il marito senza scrupoli s’intende.” (Estratto da Cinegiornale di Attualità n.82. Il cinegiornale è disponibile gratuitamente su TecaTV.)

Qui siamo ad una mostra in cui vi è una netta separazione tra quelli che sono gli interessi dell’uomo e quella che è la sfera quotidiana della donna negli anni ’60. Mentre per l’uomo viene approfondito il funzionamento dell’elettrodomestico, del motore, del come funziona, di quali sono i meccanismi e dei componenti tecnologici messi in atto per l’evoluzione di un determinato macchinario, per la donna viene mostrato l’elettrodomestico come strumento di appoggio per le sue attività domestiche, facilità di utilizzo ed estetica. Lavare i piatti non è mai stato così semplice e bello!

Nella prima parte del servizio viene inoltre sottolineata un’esigenza imprescindibile per la donna che è quella del ritocco del trucco. Talmente fondamentale da essere considerato come indispensabile incorporare ad una radiolina portatile una trousse. Per essere sempre perfette ovunque! 

Il servizio termina puntualmente con una frase sarcastica che, come l’esempio precedente, porta inevitabilmente ad essere equivocato.

concludendo...

Brevi estratti per raccontare la donna nel linguaggio dei cinegiornali! Quello della comunicazione di massa nei confronti della donna.

A noi di Cineteca del Veneto – sempre affacciati sulla storia per comprendere meglio il nostro presente e guardare in modo consapevole al nostro futuro – piace l’idea di aprire le porte a una discussione costruttiva sull’immagine della donna, di come è cambiata negli anni, di come è evoluta la sua posizione nella comunità, di cosa abbiamo definitivamente sradicato e cosa ancora affonda le radici in una società retrograda. Parlare di queste cose, ascoltando e leggendo in maniera critica quello che custodiamo nei nostri preziosi archivi è importante per non farci tornare indietro di anni e anni.

Certamente è essenziale parlarne a gran voce per continuare quel percorso che delle semplici donne hanno iniziato ufficialmente il 2 Giugno del lontano, ma non troppo, 1946. 

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