Quali sono i formati delle pellicole?

COSA SI INTENDE PER FORMATO DELLA PELLICOLA?

Con il termine formato si intende, in cinematografia, la dimensione (in larghezza) della pellicola. Il formato standard (o 35mm), è quella pellicola larga 35mm usata nella cinematografia professionale. Questa tipologia di pellicola risale al 2 Agosto 1889, giorno in cui George Eastman ricevette la prima ordinazione di pellicola di questo tipo, del quale aveva preso il brevetto sin dal 9 Aprile 1889. Il 35mm venne usato dai fratelli Lumière nel loro Cinématographe e, successivamente, si è  affermato in tutto il mondo. 

I FORMATI MENO CONOSCIUTI

L’esigenza di ingrandire il formato della pellicola trovava giustificazione nella necessità di utilizzare schermi più grandi nelle sale di proiezione. Disponendo di una più grande superficie utile per il fotogramma si ottenevano:

  • Migliore definizione dell’immagine;
  • Migliore granulosità dell’immagine;
  • Spazio più ampio per la registrazione del suono;
  • Possibilità di usare in proiezione sorgenti di luce più potenti.
 

Tra il ’28 e il ’30 (subito dopo l’avvento del sonoro) furono tentati diversi tipi di pellicola più larga, con scarso successo:

  • Il 72mm (Grandeur Film) della Fox Film Corporation;
  • Il 65mm (Magnafilm) della Paramount;
  • Il 63,5mm (Spoor) della Radio Corporation of America;
  • Il 70mm (Wide Film) della Spoor-Berggren usato dalla RKO nel suo Danger Lights.

Andando ancora più in profondità nella storia dei formati delle pellicole si ricordano:

  • Il 60mm nel Cronofotografo Gaumont – Demeny;
  • Il 75mm nelle proiezioni su grande schermo fatte dai fratelli Lumière alla Galerie des Machines;
  • Il 70mm nel Cineorama di Grimoin – Samson.

I FORMATI RIDOTTI

Prendono il nome di formati ridotti (o formati sub standard) quelle pellicole le cui dimensioni sono minori del 35mm. Tra questi ricordiamo:

Il passo ridotto, e il suo utilizzo, risale al 1900. Louis Gaumont presenta il Cromophotographe de poche con pellicola larga 15mm e perforazione centrale tra i fotogrammi

Il 16mm nasce negli USA da A.F. Victor nel 1923.

Ben presto il 16mm si trovò a competere con il formato 35mm, poiché i risultati ottenuti dal 16mm si avvicinavano molto al formato più largo, anche come resa sul piano spettacolare. In alcune applicazioni, inoltre, il formato 16mm era addirittura preferibile al suo predecessore, come per esempio per i film didattici o scientifici.

Le perforazioni, o fori di trascinamento, possono essere una per lato del fotogramma o una perforazione in prossimità di un solo bordo (vedi immagine sotto). Il negativo 16mm ha sempre la doppia perforazione, anche se destinato a copie sonore; mentre il 16mm positivo ha quasi sempre una sola serie di perforazioni anche se si tratta di copia muta.

L’8mm, ideato dalla Kodak sotto forma di doppio 8 nel 1932, è ottenuto dividendo a metà la pellicola 16mm ed è riservato ad uso esclusivamente dilettantistico e familiare. La pellicola che si usa nelle macchine da presa (invertibile) 8mm, sia Super che regolare, porta sempre l’indicazione 2×8 o doppio 8, e consiste in un 16mm con perforazione adatta per l’8.

Le macchine da presa 8mm sono tutte costruite per il passaggio del film 2×8 e hanno la velocità di scorrimento della pellicola e le dimensioni dell’immagine adatte per l’8mm. Dopo aver impressionato una metà della pellicola, questa è rimontata in macchina capovolta e si impressiona l’altra metà. 

In tal modo lo sviluppo delle 2×8 avviene nelle normali macchine per il 16mm. Il positivo, tagliato a metà e le due sezioni giuntate tra di loro, costituiscono la copia da proiettare.

Nel 1966 viene lanciato dalla Kodak il Super 8mm. Questo formato deriva dall’8mm regolare ma ha le perforazioni notevolmente ridotte di dimensione (vedi immagine sotto). Guadagnando così più area occupata dal fotogramma con conseguente miglioramento della qualità dell’immagine. Inoltre si è potuto far posto ad una sottile colonna sonora, più frequentemente magnetica.

Nel 1928 il 17,5mm (chiamato anche Pathé Rural perché prevalentemente destinato alla propaganda agraria) viene presentato dalla ditta Pathé Cinema ed era ottenuto tagliando a metà la pellicola 35mm. Il suo uso ebbe scarso successo per via del rapido affermarsi del 16mm.

Il formato 9,5mm (Pathé baby) lanciato nel 1922 dalla casa Pathé, era destinato alle comiche e ai brevi racconti per bambini. L’immagine a disposizione era quasi uguale al 16mm. Il 9,5mm ha un solo foro per fotogramma situato al centro della pellicola nello spazio di separazione tra i fotogrammi (vedi immagine sotto).

Da cosa è composta una pellicola?

La pellicola è costituita dal supporto e da uno o più strati di emulsione sensibile alla luce.  Per molti anni il materiale utilizzato come supporto del film è stato il nitrato di cellulosa, tuttavia questo materiale presentava il grave inconveniente di essere altamente infiammabile; così il nitrato venne sostituito con il triacetato di cellulosa. Il Triacetato presentava tutte le caratteristiche del suo predecessore, salvo che non risultava infiammabile. Così gli venne dato il marchio safety film, visibile sui bordi dei fotogrammi.

Porzione di pellicola 35mm in triacetato. Notare la scritta "safety film"
Porzione di pellicola 35mm in triacetato. Notare la scritta "safety film"

I formati professionali e amatoriali

Riassumendo: il formato per eccellenza usato a scopo professionale è il 35mm. Il 16mm oscilla tra il professionale e il dilettantistico per la qualità dell’immagine che riesce a dare e per la semplicità di utilizzo rispetto al 35mm. I formati ad uso amatoriale di più larga diffusione rimangono l’8mm, il 9,5mm e il Super8.

QUAL è IL FORMATO DELLE VOSTRE PELLICOLE?

Ora spetta a voi capire a quale formato appartengono le vostre pellicole. Definire questo vuol dire aprire le porte a un campo di indagine molto più ampio. Step by step affronteremo tutte le problematiche che potrebbero insorgere da una semplice pellicola. Non mancherò di consigliare metodi di conservazione che permettano di salvaguardare i vostri ricordi anche a casa vostra.

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